La Chiesa di Sant'Orante

La chiesa di S. Orante ad Ortucchio è sorta sulla base di un edificio poligonale risalente aI III-II secolo a.C.Si ritiene sia stata edificata, verso la fine dell'VIII secolo, da maestranze farfensi e che il suo nome originario fosse S. Maria in Ortucla o Ortuchís. In questa fase di costruzione l'edificio era probabilmente ad una sola navata corrispondente a quella centrale della chiesa attuale, aveva due aggiunte rispetto alla preesistente base megalitica: la torre campanaria e l'abside in fondo alla navata.  Le pareti interne erano affrescate.

L'edificio aveva un portale, riconoscibile nella parte interna di quello attuale. Il portale antico, quindi, realizzato con chiari caratteri di scuola farfense, è costituito da due piedritti che reggono l'architrave monolitico con tre motivi diversi scolpiti in bassorilievo: un fiore a più petali; un agnello crucigero inscritto in una fascia circolare, con alcuni caratteri incisi che non è stato possibile decifrare; e, all'estrema destra, seminascosto dall'arco sovrapposto, un altro motivo fioreale. E', la sottolineare il decentramento di queste decorazioni, in quanto il primo tratto a sinistra dell'architrave non è scolpito, poi si susseguono toccandosi i tre bassorilievi, l'ultimo dei quali è visibile solo per metà. Questo fatto fa pensare ad uno spostamento e quindi ad un rimaneggiamento del portale, che risultava probabilmente decentrato rispetto alla facciata, quando venie aggiunta la navata sinistra nella fase successiva della costruzione. 
  
Il portale descritto era completato da un protiro (un piccolo portico antistante il portale), come testimoniano alcuni elementi che ne facevano parte, conservatí nell'interno della chiesa. Sono due leoni stilofori sulla schiena dei quali poggiavano delle colonnine con basi ottagonali, e due capitelli lavorati con la stessa tecnica di scalpello.
Un altro elemento appartenente a questa fase doveva essere un pulpito in pietra scolpita del quale è evidente un bassorilievo, rappresentante S. Giovanni Evangelista, murato sulla parete posteriore. All'interno della chiesa sono stati individuati altri pezzi di tale pulpito, quali un leone stiloforo ed alcuni capitelli. Durante i secoli XIV e XV la chiesa, che era stata intitolata a S. Orante dopo il 1431, subì notevoli rifacimenti.


Venne edificata la navata sinistra sul lato verso il cimitero, all'interno vennero aperti degli archi nella muratura anche verso gli ambienti esistenti a destra della chiesa, per cui ne risultò un edificio a tre navate collegate da archi a tutto sesto poggianti su pilastri con dimensioni ed altezze diverse. 
Anche il frontone curvilineo, che coronava la facciata prima della distruzione provocata dal terremoto del 1915, sembra risalire a tale epoca, come testimoniavano le mezzelune, simbolo caratteristico dei Piccolomini,scolpite su molti elementi che sono stati trovati fra le macerie della facciata dopo il disastro tellurico. 
  
In quest'epoca venne affrescata la cappella ricavata nel primo arco a destra, della quale oggi resta, solo il lato aderente alla controfacciata, e molti altri tratti di pareti, comprese quelle dietro l'altare maggiore, con affreschi realizzatí anche sui preesistenti. Ma la trasformazione più interessante che venne effettuata in questa fase delle vicende costruttive dell'edificio, fu l'integrazione del portale della facciata principale con quello ad arco ogivale del XIII secolo, certamente prelevato o dalla chiesa di S. Maria del Pozzo o da S. Arcangelo Super Mensulam, in quanto solo in tali chiese poteva aver operato un artista con concetti architettonici chiaramente provenienti da sud, ed in particolare dalla Sicilia".
 
Il portale, che in questa sede possiamo definire esterno, in quanto è stato addossato a quello originale e lo inscrive, è costituito da tre colonnine circolari per lato, due delle quali binate, aventi basi diversamente sagomate e capitelli di tipo romanico. Quelle delle colonnine anteriori rappresentano due leoni, quelli dietro hanno forma cubica e sono decorati sul lato destro con foglie d'acanto, sul sinistro con delle aquile. L'arco acuto è costituito da tre fasce successive: la prima si compone di cunei arrotondati e bombati formanti un disegno a organetto; la successiva presenta decorazioni diverse a forma di quadrifoglio, fiori e cerchietti concentrici posti in modo disordinato, con al centro una fila di piccole punte di diamante. Un archivolto sagomato poggiante su due piccole mensole sporgenti chiude il tutto.

 

Nel XVIII secolo la chiesa subì altri interventi, forse a causa di qualche terremoto che aveva provocato danni. L'edificio fu rialzato quasi del doppio per coprire la navata centrale. Altri interventi, che secondo Piccirilli furono realizzati nel 1700, furono la sostituzione del rosone in facciata con una finestra rettangolare ed il coronamento arcuato con cornicione di stucco. In epoche posteriori furono fatte aggiunte e restaurí di poco conto, tra i quali si citano la copertura a volta dell'ultima cappella della navata sinistra e la riparazione dei tetti nel sec. XIX. Il terremoto del 1915 distrusse le navate laterali comprese le cappelle con le volte affrescate, provocò il crollo della parte superiore della facciata e della parte absidale, danneggiò notevolmente gli affreschi, solo il portale rimase integro `.
 
Ciò che rimaneva della chiesa, un insieme di macerie e muri cadenti, venne abbandonato alle intemperie per più di cinquant'anni. Solo negli ultimi anni era stata costruita una sorta di baracca in legno sulla base dei resti in muratura, all'interno della quale si svolgevano le funzioni religiose. La riedíficazione fu effettuata negli anni 1968 e 1969 a cura della Soprintendenza B.A.A.A.S. dell'Aquila con i finanziamenti stanziati dal Ministero dei Lavori Pubblici.
Il progetto di restauro venne impostato sul principio scientifico di recuperare tutti i resti delle strutture originali, trascurando i rifacimenti e le aggiunte dei secoli successivi, quali il frontone curvilineo e le due cappelle quattrocentesca e ottocentesca, sia per la mancanza di documentazione sufficiente per la ricostruzione, sia per l'impostazione del restauro che, salvando e valorizzando le preesistenze, era stato diretto in modo da non cadere in facili falsificazioni.
  
Dopo la esatta rilevazione di tutte le strutture superstiti, per la individuazíone delle altezze delle navate e delle altre misure, è stato usato il metodo della restituzione prospettica applicato sulla foto-documento del 1908 pubblicata dall'Agostinoni. La chiesa è stata così riportata a quelle che si suppone fossero le prospettive visuali e gli spazi dell'edificio primitivo: ha pianta a tre navate e sul lato destro, accanto all'abside, è stata aggiunta una piccola sacrestia. La facciata è a capanna spezzata e, oltre al famoso portale, presenta tre finestre rettangolari. Il tetto a capríate in legno è stato ulteriormente rifatto nel 1984, in quanto, a causa della cattiva manutenzione, era in pessimo stato e minacciava, con le infiltrazioni di acqua piovana, di rovinare le tracce di affreschi che sono stati conservati sulle pareti presbiterali. Oggi l'edificio sorge isolato al centro della piazza sulla parte più alta del colle di Ortucchio e sono leggibili sui suoi muri esterni i segni della sua lunga e tormentata storia.
  
  
Tratto dal libro Storia di Ortucchio dalle origini alla fine del medioevo-Ed. Urbe

 

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