Oh, oh, Sant Martin. Storia, mito, tradizioni e leggende.

Era un freddo giorno d'autunno. Martino usciva dalla città di Amiens dove viveva quando vide a terra un povero vecchio senza vestiti e tremante di freddo. Martino che era di cuore generoso, si sfilò il suo bel mantello di lana, sguainò la spada, lo divise in due e ne donò un pezzo al vecchio.

 

Come per magia apparve il sole che si mise a scaldare, come in estate.
Ecco perché da allora il primo periodo di Novembre si chiama "l'estate di San Martino": in ricordo di questo gesto di generosità.

 

In alcuni paesi come la Svezia e la Danimarca è usanza mangiare l'oca.

 

Questo uso deriva da una leggenda. Si dice che il Papa di allora volesse fare vescovo Martino a tutti i costi. Ma Martino era una persona umile e non voleva saperne di accettare la nomina. Si nascose così in un convento dove poter pregare e vivere in solitudine. In quel convento c'erano però delle oche che, non conoscendo Martino, e spaventate dalla sua presenza, si misero a starnazzare così forte che Martino fu scoperto. Da allora ogni anno l'oca, per punizione, viene cucinata.

 

In altri paesi tra cui la Germania vi è l'usanza da parte dei bambini di vestirsi in maschera e fare una processione animata da canti tradizionali, in mano portano delle lanterne di carta che essi stessi costruiscono.

 

Nella processione a volte è presente una specie di San Martino a Cavallo. Questo succede in particolar modo la sera del 10 novembre. Così agghindati, i bambini girano per le case in cerca di dolci e soldi.

 

E' tradizione in molti paesi, specie del Nord Italia, considerare questo periodo come la fine dell'anno lavorativo per i contadini. Infatti se il padrone del campo non chiedeva ai contadini di restare per l'anno successivo, questi dovevano fare fagotto, traslocare e cercare un altro luogo dove trovare lavoro e alloggio. E' così che anche in città è sorta l'abitudine di fare i traslochi durante il periodo di San Martino a Novembre: infatti si usa dire "fare San Martino" per indicare il trasloco.

 

In molti altri paesi l'11 novembre si assaggia il vino nuovo e infatti il proverbio dice "per San Martino spilla la botte del buon vino".

 

 

La tradizione vuole che a Ortucchio vengano confezionate le tradizionali "cococce" (in italiano zucche), svuotate del loro contenuto, al cui interno viene posta una candela accesa in modo che la luce che fuoriesce dai fori praticati nella sua corteccia,

 faccia apparire l'immagine di un viso umano. Molti ragazzi, già diversi giorni prima di tale data, di sera, giravano le case del paese con le "cococce" per chiedere offerte in denaro.

 

 

Altro rito, anch'esso suggestivo al pari del primo se non di più, è la tradizionale cena del 10 sera, vigilia della ricorrenza liturgica di San Martino, nella quale viene confezionata la così detta "Pizza di san Martino" o "Pizza Scimia".

 

 

Era usanza inserire monete metalliche dentro 

la sua pasta prima di cuocerla. all'atto del mangiare, poi, colui che le trovava all'interno del proprio pezzo di pizza se ne appropriava.

Questa pizza, che da tempi remoti ha rappresentato un elemento sostitutivo del pane, ha la caratteristica di essere azzima, cioè preparata senza l'uso del lievi

to, testimoniando una probabile origine dalle numerose comunità ebraiche storicamente presenti in Abruzzo. Può essere chiamata in modo diverso a seconda dei luoghi dove è prodotta: è conosciuta col nome di "pizza Scimia".

 

       Gli elementi costitutivi di base e la preparazione

 

- farina
- olio extravergine di oliva
- acqua
- sale
Si prepara disponendo la farina su un tavolo e creando un invaso entro cui viene versato l'olio, l'acqua e il sale, quindi si impasta facendo amalgamare bene i componenti. A questo punto l'impasto viene arrotondato e schiacciato fino ad ottenere uno spessore di circa 1,5 cm. Prima della cottura, con il coltello si realizzano delle incisioni lungo tutta la superficie dell'impasto, fino a formare dei rombi. A questo punto, il prodotto così preparato viene steso per essere cotto direttamente sul piano del focolare, sotto il "coppo" ricoperto e circondato di brace.
Insieme alla pizza c'è la tradizione di cuocere salsicce, ventresche e spezzatino di carne di maiale con cui confezionare la "panonta". La carne viene tagliata a tocchi posti sulla pizza di San Martino, divisa orizzontalmente a metà, su cui viene versato l'olio di cottura della stessa carne.

 

La pizza cuoce sotto il coppo per circa mezz'ora e può essere consumata sia calda che fredda. Il "coppo", una antico utensile da cucina tipico della produzione artigiana locale, è un'ampia e bassa campana in ferro provvista di un manico nella parte superiore.


Qualcuno riconosce nella consuetudine i resti del Capodanno celtico diffuso dai longobardi anche in Abruzzo, insieme al culto per il Santo guerriero .

 

Ma sono soprattutto i festeggiamenti per il nuovo anno agrario, lo scampato pericolo della fame e la paura per ciò che poteva accadere nel nuovo anno a fare la festa.

 

Tra i contadini , nel giorno di San Martino si concentravano le speranze della vendemmia e i sudori del lavoro nei vigneti.

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