Voci del Varietà

VOCI DEL VARIETA'

di e con

Anna Fantozzi e Alessandra Deffacis

 

Occupandoci di teatro da diversi anni ed avendo avuto la possibilità di percorrere strade e approcci diversi rispetto all'arte attoriale, ci siamo accorte di come la tradizione più propriamente nostra, quella del teatro italiano, venga talvolta messa da parte o rivisitata a partire da pochi esempi, spesso molto lontani nel tempo.

A causa di questa sorta di nostalgia abbiamo pensato di sviluppare uno spettacolo che ricorda la forma di rappresentazione più diffusa e popolare in Italia all'inizio del Novecento: il Varietà.

 

Figura centrale per questa nostra immersione nel genere è Ettore Petrolini, indiscusso protagonista dei palcoscenici romani, la cui carriera inizia nei baracconi di saltimbanchi che affollavano le strade della Capitale e si conclude appunto tra le sfavillanti luci dei Varietà.

Scrive Petrolini:”La verità è che la maggior parte del teatro scritto, dalla Commedia dell'Arte in poi, è noioso e antiteatrale. Il fallimento dei teatri sperimentali non è

colpa dell'incomprensione del pubblico; è originato soltanto dal fatto che, in questi tempietti domina il più stomachevole e inutile rispetto dell'opera d'arte”.

 

Lo spettacolo intende ricordare la vita di quelli che furono i veri artigiani della scena: commedianti la cui massima aspirazione era richiamare in platea quante più persone possibili: pubblico pagante che avrebbe garantito incassi e fama sufficiente per sopravvivere. Infatti l'Arte (come la consideriamo adesso) la cultura, la poesia, il divismo e cose del genere, oggi sovente accomunate al teatro, non avevano senso in quel contesto economico: l'unica preoccupazione dell'attore era farsi capire da tutti, mentre tutta la sua forza era nel rapporto di fiducia che sapeva instaurare con gli spettatori.

 

“Voci del varietà” prevede solo due attrici sulla scena: due corpi e due voci che tenderanno a moltiplicarsi in maniera vorticosa nel corso della rappresentazione; la resa dello spettacolo è tutta affidata all'interpretazione, alla mimica e alle capacità narrative di coloro che conducono il gioco: gli attori appunto.

Si tratta del Gran Varietà che promette e si smentisce, ma sempre a sue spese. Oltre al già citato Petrolini chiameremo in campo Palazzeschi, De Filippo, Trilussa, e concluderemo con uno sguardo cinico e dissacrante sulla società contemporanea. Questa sorta di collage che ricorda volutamente anche le atmosfere bizzarre e improbabili delle serate Futuriste durerà all'incirca un'ora e si concluderà con uno scherzo in versi, ancora tratto da Palazzeschi, il quale sembra volerci dimostrare che l'arte non è una cosa seria, a conferma l'urlo che suggella il finale: “ E lasciateci divertire!”

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