Dal canale di Ortucchio alla necropoli romana

LO SCAVO DI VIA MESOLA


Nell’estate del 2010, grazie a una segnalazione effettuata da archeologi collaboratori e al contestuale sopralluogo della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, è stato possibile accertare la presenza di una sepoltura emersa durante i lavori per la messa in sicurezza del versante montuoso “Ara dei Lupi” a Ortucchio.
L’opera da realizzare, commissionata dal Comune, è consistita nell’apertura di un canale, largo 2,50 m. e profondo 1,50 m. rispetto al piano stradale, per una lunghezza complessiva di m. 350; esso si sviluppa dal costone roccioso “Ara dei Lupi” fino al “Rio di Lecce”, che scorre a sud del paese di Ortucchio verso la bonifica del Fucino. Il potenziale archeologico della zona era attestato dal recupero, proprio in prossimità del Cimitero vecchio di Ortucchio, dell’iscrizione del Optatus Castriciarum (servus), che indica la presenza di una proprietà nella zona della gens Castricia, mentre fonti orali testimoniano il ritrovamento di varie tombe di differente tipologia, da inquadrare in epoca romana (età repubblicana e imperiale).
Nella prima campagna di scavi (estate 2010) è stato indagato il tratto a est del cimitero vecchio; tra il 2011 e il 2012 sono stati seguiti i lavori dal cimitero vecchio fino al fontanile in località “Ara dei Lupi”.
L'intervento, per le particolari caratteristiche dei rinvenimenti, ha richiesto un grande impegno da parte degli enti e degli archeologi coinvolti (Cooperativa Limes); i fondi sono stati messi a disposizione sia dal Comune di Ortucchio che dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo. 
La mostra costituisce un primo appuntamento per rendere noti i risultati dell’indagine archeologica e presentare una selezione dei materiali già restaurati.

 

Lo scavo, diretto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo, ha indagato preventivamente una parte dell'alveo e ha portato alla luce, oltre a livelli dell'età del Bronzo finale, una necropoli di II-I secolo a.C.; molte tombe erano ricavate nei limi sabbiosi di origine lacustre, mentre soltanto in due casi erano costruite in muratura e coperte con lastroni di pietra, come nella vicina necropoli di Arciprete.

Elemento caratterizzante della necropoli di via Mesola è costituito dalla presenza di abbondante vasellame ceramico, presente sia all'interno delle tombe che in appositi ripostigli all'esterno; resti di cibo nei piatti indicano lì'antica usanza del pasto funebre commemorativo.

 

Il logo scelto per la mostra riproduce il profilo di una piccola testa femminile in osso, rinvenuta in una delle tombe: una presenza silenziosa della quale ogni visitatore può immaginare il volto e la vita.

 

LE TOMBE

Nel tratto della necropoli indagato, corrispondente al canale da realizzare, sono state individuate venticinque tombe, di cui ventuno completamente scavate.

Esse si disponevano ai lati di una strada lastricata con ciottoli ed erano ricavate nei limi sabbiosi di origine lacustre.

Varie sono le tipologie: 

 - a fossa rettangolare;

 - a fossa rettangolare con nicchia laterale; 

 - a camera con deposizione singola, gradini e corridoio (dromos) di accesso;

 - a camera con deposizione doppia, gradini e corridoio di accesso;

 - a cassa in muratura con copertura di lastroni in calcare.

La tomba 2 è riconducibile al tipo a fossa rettangolare; alcuni chiodi di ferro, recuperati negli angoli in basso, sembrano indicare la presenza di una cassa lignea. 

Il defunto, deposto a 2 m sul fondo, era in posizione leggermente inclinata verso il lato sinistro. Il secondo tipo di tomba risulta più articolato nella distribuzione degli spazi: nella parte bassa di uno dei lati, è ricavata una nicchia per la deposizione del defunto, spesso chiusa da tre tegole.

Al terzo tipo appartiene la tomba 4, a camera con banchina unica su un lato, interamente scavata nel limo sabbioso naturale; dall'ingresso, collocato al di sotto della viabilità moderna e non ancora indagato, alcuni gradini immettevano nel dromos, posto a 2,50 m di profondità, divioso dalla camera per mezzo di alcune tegole, disposte l'una sull'altra e unite per il lato lungo.

Nella camera, la cui volta è stata rinvenuta in crollo, è stata ricavata una banchina sul lato nord, sulla quale era collocato lo scheletro in posizione supina, con le braccia distese lungo i fianchi e le mani sul bacino.

Più articolata e monumentale è la struttura della t.5.

Soltando in due casi, di epoca successiva rispetto alle precedenti, la tomba era realizzata in muratura e coperta da lastronio di in pietra, come nella vicina nercropoli di Arciprete. 

 

LA TOMBA 5

La tomba chiamata t.5, riprodotta in mostra a grandezza naturale, è di maggiori dimensioni rispetto alle altre; nella camera erano presenti due deposizioni, su banchine laterali.

La struttura si articola in gradini di accesso al dromos che, a sua volta, immette nella camera, disegnata sul prolungamento del corridoio e con due banchine laterali poste a 60cm dal pavimento; la volta, che conferisce alla planimetria un andamento pressocché corcolare, è stata rinvenuta in crollo all'interno.

Lo scheletro femminile, in posizione supina era accompagnato da una brocca globulare e tre ampullae di ceramica comune, uno specchio di bronzo con due gancetti di bronzo vicino alla gamba sinistra; del manico di legno è restata solo una fievole traccia sul piano sabbioso della banchina. 

Alla deposizione maschile erano associate tre balsamari (ampullae) all'altezza dell'addome e una vicino alla testa, e una coppia di strigili di ferro sul piano di calpestio, a ripetere un'associazione frequente in tombe di età ellenistica.

In un gradino ricavato nella pietra di fondo della camera era sistemata gran parte del corredo, mentre altri oggetti erano posizionati alla base del gradino e della banchina sud, in alcuni casi rovinati dal crollo della volta: in alto, in una brocca di ceramica comune, due piatti di ceramica rovinati dal crollo della volta: in alto una brocca di ceramica comune, due piatti di ceramica a vernice nera, due olle di ceramica comune, una coppa di ceramica a vernice nera, cinque piatti di ceramica a vernice rossa.

In basso un'olla di ceramica a pareti sottili, un fiasco di ceramica comune, un piatto di ceramica a vernice nera, un piatto di ceramica a vernice rossa, due olle e una brocca.

All'esterno della tomba 5 era collocato un ripostiglio, per tre lati tagliato nello strato di limo sabbioso di origine lacustre, mentre il quarto era chiuso probabilmente dalla tegola rinvenuta all'interno del riempimento del corridoio.

All'interno sono stati recuperati tre piatti in vernice nera e due in ceramica a vernice rossa, alcuni dei quali con i resti del pasto funebre, un'olla di ceramica comune con anse a nastro, un'olla, un'olletta, un fiasco e una brocca di ceramica comune. 

 

LE FASI PRECEDENTI

Nell'area della necropoli sono state individuate numerose tracce della frequentazione precedente. 

Le testimonianze dell'età del bronzo sono rappresentate soprattutto da frammenti ceramici, ritrovati all'interno di varie buche successivamente intercettate e inglobate nelle tombe di epoca romana.

I dati trecuperati conserntono di arricchire le conoscenze sulle fasi più antiche della storia del territorio di Ortucchio, già ampiamente documentate dai numerosi scavi effettuati nei siti e nelle grotte di epoca preistorica.

 

I RIPOSTIGLI

Alle tombe era spesso associato un ripostiglio esterno, a volte chiuso da tegole, nel quale erano conservati numerosi vasi in terracotta; essi erano utilizzati per consumare il pasto commemorativo (silicernium) in ricordo del defunto, e poi lasciati sul posto, secondo un'usanza di cui testimoniano anche poeti e scrittori dell'epoca.

Ancora oggi la tradizione rivive nel pranzo a casa con i parenti, inteso come momento di saluto e condivisione del lutto.

All'interno dei piatti sono stati rinvenuti resti di piccoli animali (polli, volatili e maialini), che forniscono  indicazioni utili per ricostruire le abitudini alimentari e culturali della popolazione dell'epoca.

Il ripostiglio n.1, di forma cubica, era delimitato da quattro tegole, di cui una intera superiormente e tre laterali tagliate a misura (la.60 cm; l. 60 cm; h. 50 cm); all'interno sono stati rinvenuti 14 vasi , in buono stato di conservazione: quattro olle, tre piatti a vernice nera e tre a vernice rossa con resti di cibo, una patera a vernice nera e tre brocche.

I piatti di ceramica a vernice nera e a vernice rossa sono inquadrabili in un periodo compreso tra il 150 ed il 50 a.C. e tracciano l'arco cronologico nel quale si hanno le maggiori testimonianze recuperate durante lo scavo.

All'esterno della tomba 2, all'atezza del piano di calpestìo, era presente un ripostiglio conformato a nicchia semicircolare. All'interno, a un livello superiore, erano collocate due brocche e un'olla in ceramica comune, tre piatti a vernice rossa, due piatti e una coppa a vernice nera, un'olla a pareti sottili e un boccalino a pareti sottili; al di sotto di questo primo gruppo di vasi, ne era posto un secondo composta da due olle in ceramica comune, un vaso potorio, due piatti in vernice nera e tre in vernice rossa.  

 

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